Nuove sostanze – Urbascape

«In questo processo che investe tutto il mondo occidentale le aree si liberano dalle fabbriche e grandi risorse sono rimesse in gioco, prima di tutto appunto quelle abbandonate dalla produzione industriale.»

«L’architettura si insinua nelle maglie dell’esistente, usa e rilancia gli oggetti preesistenti come dei ready-made, crea con le sue articolazioni dinamiche spazi interstiziali tra nuovo e preesistente. […] A guardare le opere più riuscite viene proprio da definirle operazioni di urbanscape. Sono grandi opere di ripensamento della città, delle sue intersezioni, dei suoi flussi dinamici, dei suoi nessi complessi.»

La West Side Line aveva lo scopo di spostare i pericolosi treni merci dalle strade di Manhattan: nel lontano 1847 il comune di New York aveva infatti autorizzato il passaggio dei treni a livello sulle strade della zona ovest. Il continuo susseguirsi di incidenti tra treni e traffico locale fece in modo che la 10th Avenue si guadagnasse presto il nome di Death Avenue. Nel 1929 si decise quindi di creare una sopraelevata che eliminasse i numerosissimi incroci tra strade a viabilità ordinaria e ferrovia.

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La sopraelevata permetteva alle fabbriche e ai magazzini della parte alta di Manhattan di trasferire la merce verso il basso e verso il fiume senza intasare il traffico. Funzionò, ma per poco. Dopo la seconda guerra mondiale a New York tutto si muoveva sulle strade, e le merci si muovevano sui camion. La High Line era quasi inutilizzata e nel 1960, dopo soli trent’anni, la parte meridionale della ferrovia – più o meno metà – fu demolita. Sulla parte restante continuarono a viaggiare sempre meno dei treni, fino a cadere in completo disuso nel 1980.

Se la High Line che conosciamo noi oggi ha potuto vedere la luce, il merito è di Joshua David e Robert Hammond, due abitanti del vicino Greenwich Village, i quali nel 1999 lessero sul giornale che l’allora sindaco di New York, Rudolph Giuliani, aveva intenzione di demolire l’infrastruttura. Hammond però si era affezionato alla struttura di ferro, e vide che il destino della High Line era nell’ordine del giorno di un comitato di quartiere che si sarebbe riunito di lì a poco. Lui e David erano gli unici partecipanti alla riunione a cui importava della High Line. Per giunta, gli altri residenti erano favorevoli alla demolizione: temevano che la ferrovia abbandonata potesse attirare criminali, senzatetto o semplicemente cani randagi. L’azienda che gestisce le ferrovie locali a New York mandò alla riunione due funzionari, perché spiegassero con un paio di proposte come conservare la struttura e riutilizzarla. I residenti le rifiutarono. David e Hammond ascoltarono e alla fine della riunione chiesero ai due funzionari di poter visitare la High Line. Questi acconsentirono e un giorno entrarono, legalmente. “Salimmo e ci trovammo davanti una distesa di chilometri di fiori di campo, nel mezzo di Manhattan”. Nell’autunno del 1999 Joshua David e Robert Hammond fondarono un comitato, “Friends of the High Line”, con l’obiettivo innanzitutto di fermare la demolizione.

Poi arrivò l’11 settembre 2001. Hammond ha raccontato al National Geographic: “Pensavamo che a quel punto a nessuno sarebbe importato della High Line, ma invece tutto il dibattito su cosa fare di Ground Zero rinnovò l’interesse dei newyorkesi per la pianificazione urbana e l’architettura, e il loro impegno in comitati come il nostro”. L’attività del comitato di David e Hammond non consisteva nell’organizzare proteste, bensì nel presentare al comune una proposta che fosse effettivamente più conveniente e proficua della demolizione. Il comitato “Friends of the High Line” commissionò una serie di studi sulla fattibilità economica del parco e sull’impatto che avrebbe avuto sul resto del quartiere e iniziò a raccogliere fondi. Poi aprì una specie di concorso di idee: si aspettavano qualche decina di proposte provenienti dai newyorchesi. Arrivarono 720 progetti da 36 paesi diversi.

Nel settembre 2001 New York era in piena campagna elettorale per eleggere il suo nuovo sindaco; due mesi dopo vinse Michael Bloomberg, imprenditore, editore e filantropo e contrario alla demolizione della sopraelevata. Bloomberg trovò un accordo col comitato “Friends of the High Line” e il comune decise che la High Line sarebbe diventata un parco. L’accordo prevedeva che il comune avrebbe stanziato 112 dei 153 milioni di dollari necessari alla riqualificazione della ferrovia; 21 sarebbero arrivati da fondi statali e federali, 20 li avrebbe tirati fuori il comitato. I “Friends of the High Line” accettarono anche di accollarsi i costi di manutenzione del parco, una volta aperto, e per questo la High Line continua a raccogliere fondi e donazioni.

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Una prima parte del parco ha aperto nel 2009, il secondo tratto nel 2011 ed il terzo tra il 2014 e il 2015. Oltre che da quello turistico, anche dal punto di vista economico l’investimento della città di New York è stato sensato. Il mercato immobiliare è rifiorito in tutte le zone circostanti, le case hanno guadagnato valore e interesse. Inoltre, la High Line non presenta nessuno dei tipici problemi dei parchi: per esempio, il tasso di criminalità è praticamente inesistente.

Alla base del progetto vi erano una serie di obiettivi prefissati, pienamente raggiunti: promuoverne l’utilizzo ad uso esclusivamente pedonale, aumentare spazi verdi e luoghi di ritrovo, conservare un pezzo di storia della città e il carattere del quartiere di Chelsea, creare un percorso lento in contrasto con la velocità di Manhattan, realizzare un parco che preservasse un luogo in cui la natura ha predominato sull’infrastruttura urbana integrandosi in essa con un volto nuovo, salvaguardare il quartiere da uno sviluppo edilizio incontrollato.

Un progetto che sembrava irrealizzabile si è trasformato in un esempio perfettamente riuscito di agritecturetermine coniato dagli americani per indicare l’unione tra agricoltura e architettura sostenibile. L’obiettivo dell’agritettura è proprio quello di recuperare le aree industriali dismesse restituendole alla natura, piantando alberi e colture nel rispetto della biodiversità e mantenendo quelle nate spontaneamente durante il periodo di abbandono, per rendere la città più vivibile.

La High Line rappresenta un nuovo modo di intendere lo spazio pubblico, collegando l’architettura di paesaggio con l’urbanistica e la conservazione. Non sarà qualcosa di tipico o di ripetibile, ma nondimeno è il preannuncio di che cosa può essere lo spazio pubblico del XXI secolo.

Quando Hammond e David cercavano di vendere in giro la bislacca idea di trasformare una ferrovia sopraelevata in un parco, li aiutò molto poter fare l’esempio di qualcosa che esisteva già: la Promenade Plantée di Parigi, un parco pubblico lungo 4,7 chilometri che porta dal Boulevard Périphérique fino a Place de la Bastille, a pochi passi dalla riva destra della Senna. Quello che la Promenade Plantée di Parigi è stata per la High Line di New York, la High Line di New York è stata per i progetti di diverse altre città. Chicago ha già avviato la riconversione in parco di una sua vecchia ferrovia sopraelevata abbandonata, la Bloomingdale Line. Nel 2018 anche Washington DC avrà il suo parco sopraelevato, non costruito al posto di una vecchia ferrovia, bensì di un ponte autostradale sopra il fiume Anacostia.

Big Brother is watching you – 2017 Edition

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6 giugno 1949: viene pubblicato 1984, il capolavoro dello scrittore inglese Eric Arthur Blair (1903-1950), meglio conosciuto come George Orwell. Il titolo, che indica l’anno nel futuro in cui sono ambientate le vicende narrate, deriva dall’inversione delle due cifre finali dell’anno in cui Orwell inizia a scrivere il romanzo. Probabilmente Orwell ambienta la storia in un futuro non lontanissimo (solo 36 anni dopo) ipotizzando che, se il corso degli eventi in atto durante i suoi anni avesse continuato a percorrere quella strada, si sarebbe raggiunto, di lì a pochi anni, lo scenario descritto nel libro.

1984 può essere considerato come uno dei primi e più importanti esempi di romanzo distopico: per distopia (contrario di utopia) si intende la descrizione di una immaginaria società o comunità terribile, indesiderabile, spaventosa. Il romanzo, pubblicato pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, si presenta come un’aperta critica ai grandi regimi totalitari che caratterizzarono la prima metà del XX secolo (in particolare il regime stalinista e il regime nazista).

Trama. Il mondo è diviso in tre grandi potenze: Eurasia, Estasia ed Oceania, continuamente in guerra tra loro. Guerra che ha lo scopo di avere maggior controllo sulla società creando un perenne stato di tensione e paura sulla popolazione. Il romanzo è ambientanto in Oceania, in particolare a Londra, centro amministrativo della provincia di Pista Uno. Una Londra sporca, squallida, in rovina, costantemente bombardata. Qui hanno sede i quattro Ministeri: Ministero della Pace che presiede alla guerra, Ministero dell’Amore che presiede alla sicurezza, Ministero della Verità che presiede alla propaganda e al revisionismo storico, e Ministero dell’Abbondanza che presiede all’economia. La società è amministrata secondo i principi del Socing, il Partito Socialista Inglese, ed è governata da un partito unico con a capo il Grande Fratello, un personaggio che nessuno ha mai visto di persona ma che appare in manifesti di cui la città è invasa (la sua descrizione fisica ricorda Josif Stalin, Adolf Hitler e Lord Kitchener) e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini.

«La pace è guerra», «La libertà è schiavitù», «L’ignoranza è forza»: questi i motti della politica del partito. Questo si serve della cosiddetta Psicopolizia, che ha il compito di intervenire in ogni situazione sospetta di eterodossia. I cittadini sono controllati dai Teleschermi, televisori installati nelle case che diffondono propaganda e al tempo stesso spiano i membri del Socing; ne sono esclusi i Prolet, quei cittadini che svolgono i lavori pesanti in cambio del minimo di sussistenza, ed hanno il vantaggio di non essere controllati se non in modo indiretto.

Siamo in una società dove il sesso serve solo per riprodursi e mettere al mondo i futuri nuovi membri del Partito, i bambini sono educati a spiare e denunciare i genitori qualora notassero atteggiamenti non accettati dal Socing; l’unica forma di pensiero ammessa è il Bipensiero, cioè la capacità di sostenere simultaneamente due opinioni in palese contraddizione tra loro e di accettarle entrambe come esatte (alcuni slogan del partito basati sul bipensiero: “la menzogna diventa verità e passa alla storia”, “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”). I contenuti di libri, giornali, film e documenti vengono riscritti continuamente, eliminando così tutto ciò che non sia in linea con le idee del momento del Socing, e quindi, venendo periodicamente cancellati e sostituiti, la storia non esiste più, se non per dare ragione al Partito. Il ricordo del passato viene abolito per due ragioni: la prima è che la popolazione sopporti le condizioni di vita a cui è costretta proprio perché non possiede alcun metro di paragone (tutti i documenti e i libri di epoche precedenti sono stati distrutti), la seconda è la salvaguarda dell’infallibilità del Partito con il continuo aggiornamento della storia. Inoltre viene creata una lingua ufficiale, la Neolingua, in cui sono ammessi solo termini con un significato preciso e privo di possibili sfumature eterodosse, in modo che riducendone il significato ai concetti più elementari si renda impossibile concepire un pensiero critico individuale.

Il racconto è incentrato su Winston Smith, che lavora presso il Ministero della Verità e che ha proprio il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale e di alterare la storia. In lui nasce un forte sentimento di odio verso il Grande Fratello, una forte voglia di riscoprire un passato che viene quotidianamente gestito e cancellato dal potere; sentimenti che deve controllare per evitare la Psicopolizia e soprattutto il Ministero dell’Amore e la sua misteriosa funzione. Tra tutti gli atti di ribellione compiuti da Winston, il più importante è la relazione clandestina con Julia.

Il sistema cerca infatti di distruggere ogni tipo di rapporto umano – affettivo o sessuale – così da poter controllare la massa con più facilità. L’individuo è lasciato solo nella sua debolezza, evitando così ogni tipo di coalizione. La castità di conseguenza diventa una virtù poiché l’energia sessuale deve essere convertita in forza del Partito. Il matrimonio ha l’unico scopo di procreare e dare nuova popolazione al sistema, mentre le relazioni amorose sono vietate in quanto nocive. La prostituzione è illegale, tollerata solo nel caso in cui possa dare sfogo ai prolet, la classe più povera, tenendoli così a bada.

La relazione tra Julia e Winston è quindi una questione di rivolta verso il sistema, non è solo l’attrazione reciproca a unire i due amanti ma il loro comune nemico, il loro comune desiderio di sentirsi umani in un mondo in cui l’umanità è negata.

I due amanti vengono scoperti, arrestati in flagrante nella loro stanza e condotti al Ministero dall’Amore, dove sono separati e subiranno barbare torture fisiche e mentali, lavaggi di cervello. Entrambi vengono come ripuliti dalle loro idee e pensieri, svuotati dei loro sentimenti, per essere rimodellati secondo le regole del Partito.  Eppure, Winston per un attimo sembra resistere ma, perdonate lo spoiler, la terribile stanza 101 sarà la fine della speranza, anche del lettore ormai immerso nel racconto.

Winston resiste strenuamente alle torture fisiche per non tradire Julia, ma capitola quando, dopo mesi, viene condotto nella famosa stanza 101, dove l’aspetta la sua paura più grande: i topi. Terrorizzato e provato fisicamente e psicologicamente, tradisce Julia e rinnega tutti i propri valori. Il sistema ha vinto.

Winston viene così reinserito nel mondo civile, essendo ora un servitore devoto e fedele del Grande Fratello. Quando in un bar lo raggiunge la notizia di un importante successo militare dell’Oceania nella guerra in Africa, Winston si rallegra della grandezza del Grande Fratello e dell’amore che questo nutre nei suoi confronti.

 

Dopo aver letto il libro, viene da chiedersi se non viviamo anche noi in un regime totalitario, certamente diverso da quelli del passato; un sistema che ci impone, senza che noi ce ne accorgiamo, cosa dire, cosa fare, come vestirci, cosa comprare.

Nascono spontanee riflessioni sulla nostra società, sulla nostra democrazia. Evidente, ad esempio, è il legame tra potere e mezzi di comunicazione, oltre che tra potere e storia. E proprio da qui si possono notare chiare affinità con la società dei nostri giorni: il potere occulto dei mass media è sicuramente uno degli aspetti più inquietanti.

L’Oceania è invasa dai Teleschermi, controllati dal Grande Fratello. Perchè proprio il televisore, e non altri mezzi di comunicazione più diffusi in quegli anni, come ad esempio la radio? Orwell prevede che in un futuro non lontano sarà il televisore ad essere onnipresente. Televisore che non solo ci permetterà di vedere fatti e persone distanti, ma che quelle persone potranno vedere noi. E nella Londra di 1984 in tv va in onda solo ciò che è stato deciso dal Partito, e il Partito sorveglia le case di tutti gli abitanti dell’Oceania (“Big Brother is watching you”).

Correlato al discorso dei mass media è sicuramente il linguaggio utilizzato dai mezzi di comunicazione stessi, oltre che dai membri del Partito: Orwell intendeva sottolineare come il linguaggio sia un forte alleato e un decisivo strumento nelle mani del potere oppressivo.

Nel romanzo viene accentuato il fatto che una contrazione del linguaggio produce una riduzione nella capacità di astrazione e giudizio, fino a un livello in cui la riflessione e l’analisi non esistono più.

“Ciò che distingueva la Neolingua era il fatto che ogni anno, anzichè ampliarsi, il suo lessico si restringeva. Ogni riduzione era considerata un successo perché più si riducevano le possibilità di scelta, minori erano le tentazioni di mettersi a pensare.”

Proprio per questo nasce la Neolingua: le caratteristiche della struttura della Neolingua sono descritte nell’appendice del libro, che prende appunto il titolo I Principi della Neolingua. Un estratto può aiutare a comprendere il fine a cui mira il potere egemonico:

“La parola libero esisteva ancora in neolingua ma poteva essere usata solo in affermazioni come ‘questo cane è libero da pulci’ oppure ‘questo campo è libero da sterpi’. Non poteva essere usata, però, nell’antico significato di ‘politicamente o intellettualmente libero’, dal momento che la libertà politica ed intellettuale non esistevano più come concetti e non vi era, perciò, una parola che li esprimesse.”

Il termine chiave è sicuramente contraddizione: all’interno del testo si notano numerosi esempi di contraddizioni dialettiche. Innanzitutto, i tre slogan del Partito “Guerra è pace. Libertà è schiavitù. Ignoranza è forza.”, fino ai nomi attribuiti ai quattro Ministeri che organizzano la vita in Oceania e le loro rispettive funzioni.

Un’altra utilizzazione distorta del linguaggio è il bispensiero, che si compone di tre fasi: dell’apprendimento, della comprensione e dell’accettazione, che culminano nel completo lavaggio del cervello della vittima e quindi nella costruzione di una verità alternativa e più comodamente accettabile.

Orwell è stato senza ombra di dubbio lungimirante, anticipando una questione attuale: la funzione manipolatrice della pubblicità, della televisione e di tutti i mass media, attraverso i quali si può facilmente imporre il proprio controllo sulle masse.

Concludo proprio con uno spot pubblicitario ed un consiglio.

Nel 1984 Apple presentò al pubblico il nuovo Macintosh attraverso uno spot pubblicitario ispirato proprio al romanzo di Orwell, girato peraltro dal celebre regista Ridley Scott. Nello spot veniva sfruttata la metafora di un regime dittatoriale (il riferimento era ad un colosso dell’informatica di quegli anni) e Apple voleva proporsi come innovatrice e anticonformista: una donna, vestita in modo sportivo e colorato ed inseguita dalla polizia, irrompe in una sala grigia, dove persone vestite tutte uguali fissano un maxischermo ascoltando le parole di un dittatore proiettato su esso, e la donna vi scaglia contro un martello. Dopodichè apparivano queste parole:

« Il 24 gennaio Apple Computer presenterà il Macintosh. E vedrete perché il 1984 non sarà come 1984. »

 

Nel 2015 Amazon Studios ha prodotto una serie televisiva dal titolo The Man in the High Castle,  basata sul romanzo La svastica sul sole di Philip K. Dick. La serie è ambientata nel 1962 in un universo storico alternativo in cui le potenze dell’Asse (Asse Roma-Berlino-Tokyo) hanno vinto la seconda guerra mondiale e dominano gran parte del mondo. Gli Stati Uniti non esistono più e il loro territorio è stato diviso: ad ovest si trovano gli Stati Giapponesi del Pacifico, ad est il Grande Reich Nazista, e al centro i due stati sono divisi dagli Stati delle Montagne Rocciose (noti anche come Zona Neutrale). La protagonista, Juliana, riceve dalla sorella una bobina intitolata La cavalletta non si alzerà più, contenente una pellicola che mostra gli Alleati sconfiggere la Germania e il Giappone. La sorella verrà uccisa dalla polizia giapponese. Le due potenze si trovano in una pericolosa situazione di tensione, anche se apparentemente in buoni rapporti. Infatti, il ministro del commercio giapponese ed un ufficiale nazista si incontrano segretamente per discutere sul futuro dei due paesi una volta che Adolf Hitler sarà morto: probabilmente, il successore di Hitler intende usare la bomba atomica contro il Giappone al fine di estendere il suo dominio sulla parte occidentale degli ex U.S.A. Buona visione!

Baudelaire Vs. Gatsby

Per Baudelaire il “moderno” non fu solo un concetto applicabile ad ogni epoca per il nuovo che inevitabilmente detiene rispetto a quelle precedenti. Piuttosto, la modernità scandisce un ritmo sino ad allora sconosciuto.

Il poeta francese ci introduce nell’era della metropoli, agglomerato urbano ed umano, in cui l’esistenza ruota attorno a esperienze che non si solidificano, non si radicano, e che sfuggono di mano. La storia di ognuno è fatta di scene insignificanti per l’uomo comune, ma non per l’artista, che ci proietta nel mistero del loro succedersi attraverso la rappresentazione del bello.

In Baudelaire la comprensione dell’essenza della modernità non avviene all’interno di una filosofia della storia segnata dal primato della civiltà “nuova” sull’antico, bensì sulla ricerca di ciò che di eterno e duraturo si nasconde nel presente e nell’effimero: in un celebre passo del saggio intitolato, per l’appunto, “La modernità”, Baudelaire scrive:  «La modernità è il transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell’arte, di cui l’altra metà è l’eterno e l’immutabile […] perché ogni modernità acquisti il diritto di diventare antichità, occorre che ne sia stata tratta fuori la bellezza misteriosa che vi immette, inconsapevole, la vita umana».

L’obiettivo quindi è quello di “cercare e illustrare la bellezza della modernità”.  In questo modo il presente non acquisisce la consapevolezza di sé opponendosi a un’epoca ripudiata e oltrepassata, oppure a un passato mitizzato e idealizzato: l’attualità si costituisce invece come punto di incrocio fra istantaneità ed eternità, nel momento in cui il transitorio viene fissato poeticamente e trasfigurato nell’eterno.

Per contrapposto, “Il grande Gatsby”, il capolavoro di Francis Scott Fitzgerald.

Ambientato negli Stati Uniti durante i cosiddetti Roaring Twenties (“i ruggenti anni venti“), narra la vicenda del ricco e potente Jay Gatsby e del suo tragico tentativo di far rinascere il vecchio amore tra lui e Daisy, che lo aveva respinto anni prima viste le sue incerte condizioni economiche. Il ricchissimo Gatsby tenterà di strapparla in tutti i modi a suo marito Buchanan (spoiler!): non solo non ci riuscirà, ma diverrà la vittima innocente del marito geloso dell’amante di Buchanan.

«Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato». Come si può capire dalla frase conclusiva del libro, questo romanzo è incentrato sulle illusioni, sui ricordi, sul passato, un passato così bello che è impossibile da dimenticare, e su come si vorrebbe far rivivere quest’ultimo in una maniera diversa al fine di cambiare il presente.

Siamo noi stessi a risospingerci nel passato, continuando a remare contro corrente; la corrente che rappresenta il tempo che scorre inesorabilmente, uno scorrere irreversibile in direzione opposta a quella che noi vorremmo. E il tentare di rimanere fermi non ferma il tempo, che diventa già passato rubando il tempo presente. Il nuovo diventa obsoleto, il giovane diventa anziano, l’attuale diventa passato, il moderno antico. E noi subiamo ciò senza mai riuscire ad accettarlo pienamente.